Limiti oscuri di trasformazione
Ciao, se hai scelto questo articolo, sai benissimo cosa stai vivendo. Capisci che i crolli avvenuti in uno o più ambiti della tua vita servivano come innesco al processo di trasformazione.
Quello che non ti aspettavi, però, erano le tempistiche. Senti che gran parte di te non è più la persona che era prima. Sei convinta che la nuova te stia per iniziare, perché si presentano possibilità, ispirazioni, vie d’uscita. Ti aiutano a prendere velocità, pensi: “ci siamo, è il momento di spiccare il volo”… E poi anche quelle apparenti nuove possibilità si prosciugano, svaniscono.
La stanchezza e lo scoraggiamento fanno capolino.
“Chi me l’ha fatto fare?”
“Quando mai ho…” (continua tu la frase come meglio ti risuona).
E tutto questo accade mentre le persone ancora presenti nella tua vita parlano una lingua diversa. Magari in passato condividevate un certo modo di intendere la vita… ma questo è un viaggio in solitaria. A volte arrivano persone nuove, altre riemergono dal passato. Spesso, però, il tratto è breve.
Mentre tu continui a cambiare pelle, ti accorgi che molti preferiscono che una parte della propria vita resti invariata.
Il cammino verso l’autenticità è meraviglioso in termini di conquista e potere personale, in pratica… è ruvido.
Allora sbotti con l’Universo:
“Basta!”
Se non ti è mai capitato, non prendiamoci in giro: non hai nemmeno bagnato i piedi nel processo verso l’autenticità attraverso eventi catalizzanti.
Ti trovi in uno spazio liminale che ti tiene sospesa e ti scaraventa nelle tue profondità, così come in quelle della Terra.
Il nuovo in parte c’è…
Quello che esiste nell’immediatezza però non è in grado di contenerne né la tua consapevolezza né la sua espressione.
Tutti coloro che non hanno scelto quella direzione si sfilano, o vengono sfilati, dalla tua vita.
Non riguarda solo le persone. È tutto.
Emblematica, per me, è stata la scorsa estate. Al rientro da vacanze ricche di incontri ed eventi trasformativi, ho aperto le ante dell’armadio per riporre i vestiti… e non riconoscevo più gli abiti che erano lì appesi. Sapevo benissimo di averli acquistati io, negli anni, ma non mi rappresentavano più. Non era questione di moda, non è mai stata quella la spinta all’acquisto e al cambiamento.
Era che non esprimevano più me, anche loro sembravano appartenere a un vecchio ruolo.
Quello ti mette direttamente in contatto con uno spazio di confine.
Ormai lo sai: è come attraversare un portale.
Stai accedendo a un nuovo mondo, e quel passaggio intermedio è già parte di te. Ci entri e fai i conti con il non conosciuto.
Le senti, le sensazioni nella pancia? Quelle soglie verso l’ignoto… vero?
Lo hai capito da tempo:
la risposta non è “vibrare più alto”.
Non è l’ascensione.
No.
La risposta è allinearti alla tua vibrazione autentica, alla tua essenza. Stai traslocando strati di te verso un nuovo asse.
Immagina una trottola che ruota su se stessa: più ruota, più si attiva. Si riconosce, esprime parti di sé, e alla fine decolla verso la nuova vita.
Ogni strato ha le sue caratteristiche, che vanno risintonizzate. Sembri un colibrì che cambia spesso direzione. Sembra che vada avanti… poi all’indietro… poi ancora in avanti.
È una danza.
In questa realtà, per la nostra mente e il nostro corpo, noi sperimentiamo tutto seguendo una linearità temporale, con un prima e un dopo.
Qui quella linearità è necessaria: perché la consapevolezza si assesti nel corpo e perché il corpo si adatti al mutare della Terra.
A volte ti senti sulle montagne russe a causa delle tue emozioni, anche solo per poco. La mente non è abituata a questo ritmo di iniziazione, etichetta tutto troppo in fretta. Anche questo serve. È un momento di pausa e ricarica.
Se hai imparato a riconoscere i tuoi schemi, puoi attraversare anche quelle emozioni. Le più prossime al corpo.
Questa non è una trasformazione mentale, e neanche una mera tasformazione energetica.
No.
Questa ti investe nella tua interezza.
Immaginati come un vulcano. È la tua materia ed essenza che si fa largo per emergere. Non sono gli esercizi. Non sono le tecniche. Non è nessuna spiritualità “ben educata”.
Sei tu.
Non stai canalizzando nessuno. Stai partorendo te stessa.
I tuoi confini sani sono importanti. La tua essenza, come un drago incatenato nelle viscere della terra, ruggisce, sibila alle tue orecchie e dice:
“Ascolta me.”
Chiede coerenza.
Nel 2022, il suo messaggio mi è tuonato nelle orecchie: “Your house is not a house for disbelief.” Mi ricordava che non potevo remarmi contro.
Non potevo non credere in me stessa.
Io sono la mia prima casa. E poi… il resto va da sé.
Non tenerti vicino chi non crede in te. Non puoi cedere il tuo asse, il tuo centro, a nessuno.
È fondamentale per riconoscere il tuo suono, il tuo nome. Un nome antico. Profondo.
Non sei qui per farti riplasmare da regole o visioni su di te che non hanno più senso. Non sei qui per ripetere i cicli del passato.
Tornare indietro è impossibile.
La tua lingua è differente.
Hai notato quanto sia stancante mantenere l’accesso a quel vecchio mondo? Coloro che se lo tengono stretto, tengono il volume delle distorsioni alto nelle proprie orecchie per non ascoltare se stessi, e non agire. La confusione e l’affanno son conosciuti e confortevoli. Cambiare fa paura. Si avvicinano a te, perché una parte di loro intravede il nuovo, ma poi invece di scegliersi o aumentano il volume del rumore o cercano di modificare il tuo suono.
Hai intenzione di lasciarglielo fare, diventando la persona perfetta per le loro intenzioni?
Quel compromesso diventa un tradimento costante, a meno che tu sia esattamente chi sei ora, senza distorsioni e passaggi aperti a chi non costruisce il proprio ponte.
Ti logora rinunciare a chi sei per paura di sentirti sola.
Sulla soglia.
Isolata.
Eppure ogni volta che lasci indietro chi non può accompagnarti, ti riavvicini alla tua natura.
Non è la distanza tra te e gli altri.
È la distanza tra te e te.
E oggi…stai tornando a casa.
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