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OLTRE LA PAURA C’E’ IL CONTATTO

Annalisa Dell'Orto Giugno 27, 2025 alieni, connessione telepatica, connessione tra i mondi, contatti alieni, coscienza galattica, esperienze alieni, esseri del tuono, esseri interdimensionali, Esseri liminali, esseri multidimensionali, femminile sacro, figli del Drago primordiale, figli del Tuono primordiale, grigi, ibridi alieni, incontri alieni, maschile sacro, potere personale, proiezione astrale, rettiliani benevoli, shadow work, soul catalyst, starseeds, starseeds draconiani, Svartálfar, Thursar, trasformazione alchemica, vuoto creativo Leave a Comment 205 Views

In seguito al messaggio ricevuto a inizio anno “non devi aver paura delle creature della notte” (vedi articolo precedente), ho scelto un intento preciso: lasciar andare tutto ciò che ostacolava la connessione con quegli Esseri che da bambina mi avevano tanto spaventata.

Quelle emozioni — agitazione, disagio, paura — erano loro. Erano le mie creature della notte. Gli alieni, quelli che ancora pensavo separati da quelli “buoni”, e tutte le emozioni di allora, rimaste addosso a strati.

Quella era la chiave. E lì mi sono tuffata.

Per evitare “falsi segnali” o interferenze, ho spento il rumore. Nessuna ricerca su internet, nessuna telefonata, nessun prompt. Solo modalità analogica: libri scelti da me, musica per rilassarmi e ballare — soprattutto gli anni ’80 e ’90. Ottime per ridere, smuovere l’energia, trasformare emozioni intense e vibrazioni senza nome.

Poi, all’improvviso (tra fine maggio e inizio giugno 2024), il mio cellulare si è riempito: notizie, video, testimonianze. Alieni, ibridi, contatti. L’Universo danzava davanti ai miei occhi. E suonava le sue note.

Ho iniziato a cercare. Ma stavolta con discernimento: niente storie spiritualoidi cariche di odio, rabbia o “guerre cosmiche”. Quelle non mi parlano. Sono solo vecchie ferite proiettate nello spazio.

È lì che mi sono imbattuta in un’intervista. Una professionista con oltre trent’anni di esperienza, terapeuta e guida in regressioni. La sua voce, le sue parole, creavano spazio. Accogliente. Senza giudizio.

Per la prima volta ho sentito che anche la mia storia aveva un posto. Una validità. Non come un tempo, quando ne parlavo solo con persone selezionate. Qui c’erano delicatezza, rispetto, possibilità.

Nello stesso periodo, stavo affrontando l’opposto: una persona che incarnava tutto il vecchio. Il condizionamento. Un’energia che cercava di ridefinirmi, spingermi in una forma che non era mia.

Poi, un venerdì, è successo qualcosa.

Ero tornata a casa. Esasperata. Quella persona continuava a ripetere dinamiche tossiche. Volevo chiudere, lasciar andare tutto in modo chiaro e pacifico.

Ho tolto le scarpe.

Ho messo le mani sotto l’acqua.

Ho chiuso gli occhi.

Ho richiamato l’energia dalle profondità del mio corpo.

Volevo far uscire la mia rabbia, far parlare il mio femminile. Mi aspettavo un urlo. Un ruggito.

È uscito un sibilo.

I palmi delle mani si sono accesi. Il terzo occhio ha iniziato a pulsare. La kundalini era lì, quieta.

Non si muoveva, ma stava accadendo altro.

Si è aperto uno spazio. Profondo. Una connessione che scendeva fino al cuore della Terra, e proprio per questo saliva, fino al cosmo. Mi ero affidata a quella parte oscura, ignota.

E ci sono saltata dentro.

È emersa calma. Pace. Bellezza. La connessione con me stessa. Con quegli Esseri che da sempre erano con me. Mai mi ero sentita così presente. Così felice.

La forma non era importante.

Poi, però… è arrivata anche una forma.

Una mano è apparsa ai margini della mia percezione.

Azzurra. Sfumata di rosa fucsia. Dita ad artiglio.

A volte sembrava la mia. Altre volte… veniva da un Essere accanto a me.

Era quella forma.

Quella che scatena paure antiche. Pregiudizi. Quella che tocca corde profonde, sepolte sotto dogmi, immagini prefabbricate. Che decide chi è “bene” e chi è “male”. Chi può essere luce. E chi deve essere ombra.

Quella forma è un detonatore.

Non per distruggere, ma per far crollare le impalcature della paura proiettata.

Ti sfido:

Chi ha deciso cos’è che fa paura, e perché?

Tu, chi sei davvero?

Hai il coraggio di guardare in faccia le parti che non hai mai esposto?

Quelle che nel silenzio riconosci…ma non mostri.

Ti hanno insegnato a spingerle via. A nasconderle in un angolo indegno d’amore.

E tu, perché continui a recitare quel copione?

Perché schiacciarti sotto tanto dolore?

Come pensi di attingere alla vita?

Hai un’occasione. Una sola.

Fluire con l’esistenza. Celebrarne la saggezza.

Sta a te coglierla.

Io posso solo ricordarti chi sei. Nella tua interezza. Non ti accuso. Ti vedo. Ti accolgo, ma sei tu a dare significato a ciò che emerge.

Il potere è tuo. Quale storia vuoi raccontare?

La verità dell’incontro avviene oltre la forma.

È nel sentire.

E chi ha il coraggio di restare, come sto facendo io ora, scopre che ciò che spaventa, può anche proteggere. Ciò che sfida, può guarire. E ciò che abbiamo chiamato “altro”…

…a volte è solo una parte dimenticata di sé.

Tutto aveva senso. Ho capito che la distorsione non era solo mia. Non solo paura, ma condizionamento. Non dei miei genitori. Della società. Delle credenze. Dei dogmi.

Tutti quei messaggi che separano, incanalano, dividono, che ti insegnano che esistono forme giuste e forme sbagliate.

Forme temibili. Perché connesse al nostro potere personale.

Ci instillano una gerarchia fatta di paura.

Paura di sé.

Paura dell’ignoto.

Paura del buio.

È proprio lì, nel buio, che possiamo vedere tutto ciò che siamo.

E solo abbracciando ogni parte, possiamo vivere in armonia.

Senza attaccare ciò che ci sfida nei momenti di trasformazione.

 

Non parlo di atti malintenzionati, quelli si riconoscono. Parlo dei costrutti che ti dicono di nascondere, tagliare, negare. Che ti fanno ripetere mantra d’accusa che servono solo a tenerci sotto controllo.

Alla fine…quella persona, in un certo senso, aveva ragione. Attraverso il nostro scontro, ho fatto emergere il mio femminile.

E con esso… tutto ciò che lo sostiene, lo protegge, e lo completa.

 

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Annalisa Dell’Orto

Soul Catalyst

annalisa@ladanzadeltuono.com
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