Gli effetti di quel contatto raccontato in “Oltre la Paura” sono durati ancora per qualche ora. Mi sentivo veramente serena, in pace. Sentivo che le esperienze di una vita stavano finalmente iniziando ad avere senso e che io avevo creato e incontrato uno spazio sicuro, all’interno del quale tutto questo era stato accolto: io e le mie esperienze, senza escludere alcuna parte — soprattutto quelle più vulnerabili e profondamente importanti per me.
Avevo trascorso il resto della serata cercando online storie di contatto emerse durante le regressioni: volevo scoprire se esistessero vissuti simili, dettagli ricorrenti, o semplicemente stare in quello spazio dolce di condivisione.
E pensare che al mattino avevo chiesto un segnale all’Universo rispetto a quale direzione prendere… una risposta così non l’avevo proprio neanche immaginata.
Mi accorgevo che lentamente mi stavo finalmente rilassando, dopo anni in cui quella parte di me aveva dovuto sempre stare in tensione, attenta mentre scrutava e scansionava le persone che avevo intorno. Negli anni avevo condiviso con alcune persone selezionate alcune delle mie interazioni, ma non potevo mentire a me stessa: mancava qualcosa, un senso di accoglienza incondizionata.
Mentre condividevo alcune esperienze, alcuni insegnamenti, in contemporanea il mio “sonar” ascoltava il loro campo. Erano davvero poche quelle che erano totalmente presenti, ma si sentiva anche quel loro essere estranee all’esperienza. A volte, dal loro silenzio emergeva il disagio; altre volte, nonostante le parole fossero di curiosità e interesse, la loro vibrazione raccontava altro: fastidio, o quello che io traducevo come un tonfo.
Quando una persona è totalmente presente, desiderosa di accogliere e condividere un’esperienza, si crea risonanza. I campi energetici si incontrano aprendosi verso uno spazio comune, ma ognuno resta nel proprio spazio, è indipendente e non si sovrappone su quello dell’altra persona. Esistono sempre confini sani. È come passarsi una palla, che viene accolta e rilanciata, creando sempre più risonanza, sempre più spazio per chiarezza, risposte, intuizioni e possibilità: un vero processo di co-creazione, dove presenza, parole e intenzione esprimono tutte la stessa direzione, la stessa vibrazione.
Totalmente diverso quando le parole e gli intenti sono solo bei vestiti, ornamenti superficiali.
Non importa quanto vera, meravigliosa o autentica possa essere la condivisione: quando non c’è disponibilità ad accogliersi, non si crea quella risonanza. Si creano tante linee spezzate. Quando si prova a “passare la palla”, questa viene lasciata cadere a terra. Amo osservare quello che accade: se per caso provi a cambiare gioco e far rimbalzare la palla, i rimbalzi cadono nel vuoto. Anche quando la ricevi e la restituisci, in qualsiasi modo tu lo faccia, donandole qualsiasi aspetto, continua a rotolare a terra nel silenzio, dove il parlare non crea. Sono sfiati di parole.
Le parole, la facciata, l’essenza e l’intenzione raccontano storie differenti. Il succo resta invariato: la paura di esserci, di sentire, accogliere ed esprimersi. Queste persone non scelgono di esserci per se stesse, e se ti aspetti che invece ci siano per te, stai facendo lo stesso anche tu.
Perché nascondersi dietro le illusioni e le facciate scintillanti?
Sentire chi siamo in profondità ci cambia. E cambia tutto.
I due giorni successivi sono trascorsi tranquillamente. Mi sono documentata su chi avesse avuto la possibilità di interagire con quegli Esseri che si erano rivelati attraverso quel magnifico Essere dalla pelle blu, e quando ho letto alcuni dei racconti di queste persone, ho notato la grande similitudine degli insegnamenti ricevuti.
Ho pensato tra me e me: evidentemente veniamo cresciuti fin da piccoli vivendo esperienze che spingono verso una visione autonoma, al di là delle mode “spirituali” del momento, per lasciar emergere la nostra vera natura — non un copione prestampato.
Nessuno spazio lasciato a narrative che creano e diffondono paura, specchio di scontri e battaglie interiori proiettate su altri — che siano persone o Esseri appartenenti a qualsiasi razza e dimensione.
Il lavoro su noi stessi è imprescindibile, incluse le nostre paure. Quando ci immergiamo lì dentro, troviamo ciò che custodisce la nostra autenticità e il nostro potere personale, che investe anche tutto il nostro corpo.
Ecco, quella soglia è custodita da guardiani spaventosi, e ci sfida ad assumerci la responsabilità di chi siamo, prima di lasciarci accedere alla nostra essenza.
Evidentemente, quel giorno si era aperta la mia soglia.
Nel corso dell’ultimo anno, spesso l’argomento telepatia è stato portato alla mia attenzione: a volte parlando con altre persone, specialmente in riferimento al contatto telepatico con alcuni animali; altre volte più genericamente, spuntava qua e là sul web.
Erano passati tre giorni da quel contatto, e io stavo guardando un video che parlava della connessione telepatica con alcune razze aliene, quando improvvisamente mi sono resa conto che intorno a me si stava creando una vibrazione sempre più forte.
Con la mia vista interiore ho riconosciuto la presenza di tre oppure quattro Esseri, che dal mio punto di vista erano enormi. Non vedevo la figura intera, solo le teste. Occhio e croce, il più piccolo e alquanto inquietane sembrava grande quanto una porta.
Mentre cercavo di comprendere se le immagini che si formavano nella mia mente fossero veramente i loro volti o una mia interpretazione, ho sentito i palmi delle mani attivarsi, così come il terzo occhio.
La prima figura, quella più bassa, aveva tonalità di rosso e bianco. Il bianco sembrava concentrato sul viso, non capivo se indossasse una sorta di maschera.
Il secondo per me è stato il più difficile da identificare: c’erano due volti, mai presenti in contemporanea. Uno potrei dire che la pelle avesse diverse tonalità scure, marroni. L’altro blu. Più mi sforzavo di capire, più mi veniva il dubbio che fosse la mia mente a voler una risposta chiara, netta. Venivano da luoghi differenti, anche densità e dimensioni diverse? Difficile a dirlo.
L’ultimo… vedevo quella che a me sembrava la testa di un drago nero, con tanto di protuberanze e corna. Maestoso.
Chi fossero esattamente, non so dirlo. Da dove venissero, neanche.
Ho provato a scansionare le vibrazioni per trovare una risposta, ma credo fosse la mente a recuperarne una, attingendo a possibilità che avevo immaginato “sul piatto”.
Non avevo intenzione di imporre i miei limiti, né pensavo fosse necessario avere una risposta visiva chiara, come se servisse per forza un identikit.
La risposta ce l’avevo, diversa da quella che mi aspettavo di ricevere, ma non per questo meno valida.
Praticamente, avevo la sensazione che il mio terzo occhio ruotasse su se stesso come una trottola. Quella era la risposta.
E quando non ruotava, rispondeva con una vibrazione mai provata prima.
C’era il contrasto tra la luce naturale del giorno e l’attenzione che portavo dentro di me. Era tutto silenzio e buio.
Quel buio, credo, fosse uno spazio di interconnessione.
A un tratto, all’interno di quello spazio, mi sono sentita chiedere: Cosa sta accadendo nella tua vita? Qual è il tuo obbiettivo? Quali sono i tuoi veri sogni?
Ho fatto silenzio dentro di me, e mi sono detta: questa è l’occasione di una vita.
Io non so dire chi fossero esattamente quegli Esseri: versioni di me in altre dimensioni? Esseri che hanno deciso di rispondere alle mille domande interiori che si sono scatenate in quei giorni?
Non ho neanche pensato che fossero giunti per darmi risposte immediate.
Non era importante. Quello che stava accadendo era oltre qualsiasi cosa avessi mai immaginato.
Prima di rispondere, mi sono ricordata di quanto avevo imparato nel mio percorso personale quando si interagisce con Esseri che appartengono all’Otherworld (al mondo dell’Oltre), attenzione a non proiettare nulla di te o di altri costrutti umani su di loro — regola d’oro per qualsiasi interazione, anche umana — pensando di sapere, intuire, canalizzare ecc. In quei momenti si sta presenti. E prima di rispondere si fa chiarezza, per rispondere con autenticità e semplicità. Tanto loro lo hanno già letto dentro. E mentre rispondi, ti “assaggiano”: sentono benissimo le reazioni, le emozioni, le vibrazioni, e soprattutto le tue intenzioni… tutto.
È un’occasione d’oro. Sii onesta.
Ho immaginato di creare tra le mie mani una sfera che contenesse fatti, domande, paure, dubbi, confusioni, tutte le emozioni — anche i pensieri abbozzati, indefiniti.
Quella ero io, in quell’attimo. Nessuna versione tirata a lucido, solo la mia verità in quel momento.
E poi ho consegnato loro questa sfera di risposte.
Mi sono sentita finalmente leggera. Finalmente non avevo dovuto tradurmi in alcun modo.
Ero tutta me stessa e tutta compatta.
Senza perder tempo a spiegare. No. Diretta, immediata.
Leggera. Libera.
Accolta, ancora una volta, da Esseri a prima vista spaventosi, che solo con la loro presenza fanno schizzare a galla emozioni forti, intense, e spesso difficili senza che neanche parlino.
Loro sono totalmente presenti e autentici, e io ho avuto la possibilità di andare oltre la mia soglia, e abbracciare la potenza di quell’incontro.
Dentro e fuori di me.
È stato meraviglioso.
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