Quanto sperimentato tra maggio e giugno dello scorso anno ha lasciato il segno. La sfida del contatto oltre la paura, e il contatto telepatico con quegli Esseri, ha segnato uno spartiacque dentro di me. Volevo confrontarmi con altre persone: sapevo che mi avrebbe aiutata a comprendere meglio cosa fosse accaduto in quelle occasioni e anche in passato. Non trovando persone con cui confrontarmi, mi son data alla lettura.
I tasselli delle mie memorie riemergevano, e tutto prendeva forma. A luglio mi sono imbattuta in un libro, anzi nel primo volume di una serie di quattro, dove diverse persone — accademici, ricercatori, medici — raccontano esperienze personali e differenti modalità di contatto con Intelligenze Non Umane (NHI).
Mentre leggevo alcuni racconti, non ho potuto fare a meno di notare una particolare risonanza che cresceva dentro di me. Non saprei indicare con esattezza cosa fosse: sentivo emergere una vibrazione, un suono senza suono. Qualcosa che si percepisce senza fare rumore, anche se il volume cresce. Finché, leggendo il racconto di un evento specifico nel quale si faceva riferimento ad un suono specifico, ho sentito riecheggiare nelle mie orecchie lo stesso rumore che ho udito nel sonno nel 2019: quello che avevo associato ai cingoli di un trattore sull’asfalto.
“Oh mamma”, ho pensato (beh, non esattamente queste parole): quell’incontro in montagna non serviva solo a trasformare le paure dell’infanzia, allora. Quello che ricordavo era solo l’inizio.
Volevo indagare ciò che era successo, avere un quadro d’insieme del mio passato, ma anche del cambiamento che aveva sradicato ogni cosa nella mia vita. Così ho fissato un appuntamento online con una persona che lavora con chi ha vissuto esperienze simili, in modo professionale e non invasivo. Una figura di supporto, presente ma senza proiezioni personali sul campo dell’altro.
La sessione si è spontaneamente diretta altrove. Non si è trattato di una regressione, ma mentre mi trovavo in uno stato molto rilassato, attraverso di me hanno parlato due Esseri connessi a me in altre dimensioni. È stato completamente diverso da quanto avevo sperimentato in passato. Non stavo semplicemente ricevendo informazioni: i miei occhi intravedevano dettagli di altri luoghi, quel tanto che bastava a dare una prospettiva differente. È stata un’esperienza indimenticabile. Uno scorcio di vita da altrove nello spazio e anche nel tempo.
Seguendo le istruzioni ricevute durante la sessione, nel tentativo di proiettarmi in una versione futura di me stessa, a un certo punto ho visto uno spazio completamente nero. Vedevo anche me: sembravo in piedi, ma sollevata da terra, sostenuta da mani arancioni. Guardando quell’immagine sentivo gioia, entusiasmo, una fiducia completa in ciò che stava accadendo nella mia vita. Già di per sé quell’immagine portava moltissimo: soprattutto un senso profondo di appagamento. Ho pensato che significasse affidarsi a tutto il nuovo, pur non avendo riferimenti a riguardo.
Mi dispiaceva però non aver fatto la regressione. La curiosità era alle stessa, ma mi sono detta: arriverà il momento giusto.
Mi trovavo in montagna, e una sera, dopo cena, durante una passeggiata, i miei pensieri erano proiettati verso le stelle. Appena son entrata in casa, ho sentito una sensazione forte che mi invitava a tornar fuori e guardare lassù, per il contatto, e ho pensato ci fosse del movimento da cogliere. Ho visto qualche aereo, e forse qualcos’altro, un passaggio veloce, sì, un movimento anomalo, no.
Poi, all’improvviso, mi sono sentita “zoomare” in avanti, o meglio verso l’alto, come se mi vedessi in fotogrammi successivi salire verso il cielo e verso un bagliore. Era strano, perché ero ferma in piedi, ma allo stesso tempo qualcosa in me si proiettava altrove, a occhi aperti.
Non so se quanto sto per raccontare è avvenuto quella stessa notte o la successiva. E non so dire se sia successo in quel momento o se stessi rivivendo parte di ciò che era accaduto nel 2019, dopo aver detto a quegli Esseri nella stanza: “Beh, fate quello che dovete fare” (che allora, nella mia mente, si traduceva in un trattamento energetico, come era accaduto in altre occasioni con altri Esseri; quella sera sembrava legato alle paure dell’infanzia). “Io mi metto a dormire.”
Ricordo questo: mi sono svegliata, o una parte di me ha aperto gli occhi mentre fluttuavo nell’aria, sdraiata. Forse ho girato la testa, o l’ho fatto con il pensiero, o con la coscienza. Vedevo che mi trovavo nella mia camera in montagna. Ho cercato di muovere le braccia, ma non riuscivo: erano aperte, e non potevo spostarle. Le gambe erano distese, e non riuscivo a muovere neanche quelle. Le immagini intorno erano distorte, come se una membrana mi circondasse.
Ho pensato che stessi ricordando l’evento del 2019, e anche se non si trattava di quell’episodio, e stavo accadendo esattamente in quel momento di una cosa ero certa: quell’esperienza avveniva in un tempo sempre presente e io potevo accedervi. Mi ripetevo: ” Stai tranquilla, stai calma. È andato tutto bene.”
Cercavo di essere il più lucida possibile e scorgere dettagli intorno a me, quando finalmente alla mia destra, più in basso rispetto a me, ho visto alcuni Esseri non molto alti, non grigi: beige. Capivo che c’era qualcuno di fronte a me, ma la membrana resa scura dall’interferenza (credo generata dalla mia mente) sembrava più difficoltosa da oltrepassare. Continuavo a ripetermi: “Stai tranquilla. È sicuro per me vedere. Sei perfettamente al sicuro. È sicuro per me vedere.”
A quel punto è emerso un Essere più alto rispetto a quelli beige. Indossava una tuta arancione. Il volto che ho intravisto mi ha ricordato quello di una rana. Un’immagine digitale del viso di una rana.
In quel momento, attraverso gli occhi e il terzo occhio, volevo proiettare il mio pensiero: “Io ti vedo. Ora io ti vedo. Ciao.” Mi ricordo la soddisfazione e la gioia nel poterlo finalmente affermare.
Al momento non so dire se nel 2019 se fosse avvenuta una qualche conversazione dopo che son crollata improvvisamente addormenta, ad oggi non ne ho memoria. Stavolta volevo approfittare di quel tempo presente per comunicare attivamente, e portare a casa un frammento di risposta.
Sono consapevole del fatto che quel viso può essere stata semplicemente una traduzione della mia mente, un tentativo di dare forma a un impulso ricevuto. Allo stesso modo può esser stata un’immagine creata per rassicurarmi e permettere all’evento di scivolare più dolcemente nella memoria.
L’ultima cosa che ricordo è che volevo salutarli con la mano. Ho provato a muoverla, ma ancora niente da fare. Allora ho voluto proiettare, attraverso il terzo occhio, l’immagine della mia mano che saluta. Non ricordo altro, ma è già tanto.
Nel corso dell’ultimo anno, attraverso alcuni sogni particolari, ho ricordato altri episodi. Mi riservo per indagarli con cura: sono tasselli preziosi. La situazione è molto più variegata e multistrato di quanto pensassi. Questo è il mio percorso: scendere nelle mie profondità per incontrare quegli Esseri ai quali sono connessa. Quella è la soglia ed è una soglia che chiede di guardare in profondità, per abbracciare la nostra natura autentica.
Per come si son sempre presentati a me, incontrare loro significa, prima di tutto confrontarsi con i loro occhi e quello sguardo riflette ciò che siamo, nella nostra totalità. Occorre essere molto schietti con noi stessi, le nostre emozioni, difficoltà, limiti e paure. Nessuna perfezione, autenticità.
Ci vuole tempo, dedizione, Amore. E loro? Loro mi offrono uno spazio sicuro in questo in questo cammino, rispettando me e i miei tempi. Queste esperienze e interazioni sono straordinarie.
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