Stavo meditando, utilizzando i simboli che il mio maestro (la guida aliena) mi aveva dato un paio d’anni prima. Avevo creato uno spazio protetto intorno a me, e nella visione che si stava dispiegando riconoscevo il luogo che, nelle ultime settimane, si era reso accessibile attraverso diverse porte di ingresso. Il mio intento era semplicemente quello di restare presente nel mio spazio, osservando ciò che accadeva dentro e attorno a me.
Ad un certo punto all’interno della visione ho notato una sagoma che sembrava avanzare verso me. Continuavo ad osservare e mi sembrava uno scheletro, umano. Resto in osservazione. Assomigliava molto ad una immagine vista un paio di giorni prima mentre partecipavo ad un seminario. Differenti fotogrammi erano passati davanti agli occhi, tra questi un’immagine legata all’Antico Egitto e avevo visto un condottiero (indossava la corona blu che da lontano ricordava uno scarabeo), sempre come scheletro. Non ci avevo interagito e avevo pensato che potesse essere un antenato, visto che lo vedevo come scheletro. Avevo anche pensato potesse essere una rappresentazione di Orione, che era tra gli argomenti della giornata.
Ho continuato la mia meditazione e mi sono accorta che lo scheletro mi guardava (allora che quella fosse la sua forma, quella con la quale si presentava o una traduzione della mia mente – tutto poteva essere) si era avvicinato, si era fermato, si era girato di profilo e ho visto la forma allungata del suo cranio. Fin qui tutto bene, ma nella mia testa hanno risuonato le parole “non umano”. Ho espresso la mia gratitudine e gradualmente sono uscita dallo spazio meditativo per tornare presente nella mia stanza.
A quel punto ho notato con la mia vista interiore che l’essere si faceva sempre più vicino finché mi era diventato chiaro che lui era entrano a casa e che il suo arrivo nel mio spazio si era sovrapposto a quello della meditazione. Continuava a mostrarmi il cranio. A me son venuti in mente tutti i discorsi fatti sulle differenti razze, miei inclusi. Sentivo disagio emergere in me, era dato dalla sensazione che quell’Essere non appartenesse alla categoria etichettata come “i buoni”, ma a quella “abbiamo un bel pelo sullo stomaco e siamo incuranti delle teorie umane su di noi”. Avevo ripetuto alcune formule per ripulire lo spazio e man mano avevo notato che l’immagine visiva si era trasformata in sensazione fisica, ne percepivo la presenza a 2 metri da me, non lo vedevo, ma si sentiva il fruscio del movimento vicino all’armadio, 1 metro da me, 50 centimetri, 30 centimetri da me, ancora più vicino, ora al mio fianco, “o mamma” (le parole non erano esattamente quelle). Poi nessun pensiero particolare a parte un “E adesso?”, conscia comunque che stava leggendo tutti i miei pensieri.
Penso stesse attendendo che mi calmassi, senza interferire nel processo. Non vedevo niente, percepivo solo la presenza in termini di calore al mio fianco e poi ho sentito calore improvviso al centro del petto che mi ha rilassato, fino a che è emerso un sorriso sul mio volto. Mi ha sussurrato una parola all’orecchio e son arrivate delle immagini che hanno mostrato la connessione con le aree mesopotamiche (non so specificare a quale razza appartenesse in particolare e il termine Anunnaki è un termine ombrello, non indica una razza). Dopo le prime immagini non ricordo esattamente cosa sia accaduto, mi ricordo la vibrazione che mi attraversava. So solo che più mi parlava e più lo riconoscevo, e mi riconoscevo. Credo ci sia stato uno stacco netto, perché non ricordo i passaggi intermedi so solo che l’immagine successiva nella quale mi son ritrovata immersa era una proiezione di me in uno spazio buio che gli chiedeva di aspettare ad andarsene, avevo ancora tanto da chiedergli. L’ho visto allontanarsi verso l’alto sempre come scheletro a bordo di un oggetto luminoso, prima di allontanarsi del tutto dalla mia vista mi ha lasciato una perla di saggezza: “Chi è giusto? Cosa è sbagliato? Siamo infinite espressioni di infinite possibilità di un grande Essere nella sua totalità”.
Mi ha salutato, non volevo che andasse via. Era il 31 maggio 2018
Spesso confondiamo i nostri giudizi e le nostre proiezioni emotive con la realtà dei fatti. Questo vale con gli esseri umani, e vale allo stesso modo con gli Esseri che siano alieni o Spiriti che abitano la Terra. Le regole non cambiano.
Solo perché non si fanno carico delle nostre ferite irrisolte, e non si piegano ad assecondare ciò che vorremmo sentirci dire, ma ci lasciano invece lo spazio per assumerci la responsabilità di ciò che proviamo… non significa che siano “i cattivi”.
Solo perché non scendono a compromessi, non si sostituiscono a noi nel processo di guarigione, e non sempre si mostrano in forme che ci sono familiari o rassicuranti, non significa che portino distruzione.
Alcuni di loro ci guardano da prospettive immense, nate da esistenze più vaste e antiche della nostra, e osservano eventi che per noi sono traumi, nella cornice di un disegno più ampio. Ci sfidano, sì. Ma lo fanno per lasciarci la possibilità di scegliere ed evolvere.
Abbiamo ancora molta strada da fare, per non continuare a proiettare fuori di noi paure o dogmi che limitano la realtà anziché espanderla.
Una realtà creata a immagine e somiglianza della paura non è altro che una prigione, ma quando la lasciamo cadere, può emergere l’incontro vero.
Buona riflessione.
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