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La danza del tuono
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QUANDO LO STRAORDINARIO ENTRA NELL’ORDINARIO

Annalisa Dell'Orto Settembre 12, 2024 connessione tra i mondi, energia kundalini, esperienze alieni, esseri del tuono, Esseri liminali, esseri multidimensionali, figli del Drago primordiale, figli del Tuono primordiale, ibridi alieni, incontri alieni, rettiliani benevoli, sfidaituoilimiti, soul catalyst, starseeds, starseeds draconiani, Svartálfar, Thursar, trasformazione alchemica, vuoto creativo Leave a Comment 757 Views

Nel mio mondo fatto di possibilità, futuro e presente si mescolano in un unico tempo che, per come l’ho sempre percepito, si muove come in una spirale.

Negli anni sono arrivati messaggi, intuizioni, conferme di eventi che si sarebbero manifestati in età adulta. È così che funziona la mia mente quando sono connessa a chi sono davvero: la mia anima, il mio essere.

Quando la mente si mette al servizio dell’anima — invece di ricreare il futuro basandosi sulle esperienze del passato — si apre uno spazio nuovo. È lì che la nostra natura autentica può emergere. È lì che la meraviglia si manifesta, qui, in questa realtà vissuta con tutto il corpo.

Sapere che il mio senso del tempo non è lineare, ma presente e distribuito su più livelli, mi dà gioia. Sento accendersi un’emozione scintillante. La mia mente — e io con lei — si rilassa.

Oggi, se osservo alcuni eventi del passato, riconosco di aver già vissuto scorci del mio futuro: informazioni, visioni, simboli che allora sembravano fuori contesto o difficili da comprendere, si sono rivelati fondamentali. Sono diventati conferme, risposte a domande che mi sono fatta in tempi più recenti.
E questo mi nutre, mi dà soddisfazione.

Ho già raccontato alcuni degli eventi accaduti nella mia infanzia nella sezione Primi Contatti. Percepivo la presenza di differenti Esseri. C’erano Spiriti, ed Esseri provenienti da altri mondi e/o dimensioni (alieni).  Erano lì, nella mia stanza. Sembravano muoversi su strati differenti. Alcuni avevano una densità o consistenza più fisica.
Alcuni mi spaventavano… no, a dire il vero, ero io ad avere paura di alcuni tra loro.Alcuni spiriti di persone defunte sembravano quasi urlare, insistentemente, per attirare la mia attenzione. Potevo avere 5 o 6 anni.
Dicevo loro di lasciarmi in pace, e a volte chiedevo ad altri Esseri presenti di frapporsi tra me e quelle presenze più difficoltose. Chiedevo loro di proteggermi, di fare da intermediari.

Capitolo a parte erano alcuni Esseri interdimensionali. Secondo la consapevolezza che ho oggi, credo ci fossero due tipi distinti di contatto. Tuttavia, su tale distinzione pesano le porte chiuse al contatto in diversi momenti della mia adolescenza. Le esperienze iniziavano in modo simile — con il loro arrivo in casa — ma poi le sensazioni erano diverse (non ho ancora fatto una regressione, ma da maggio 2024 stanno emergendo sempre più dettagli).

Con alcuni Esseri — chiamiamoli per comodità i “primi” — mi sentivo subito a mio agio, anche quando ne percepivo la presenza nella stanza.
Nella mia mente si formavano immagini rispetto alle forme che intravedevo. Le sensazioni erano di empatia, calma, gioia. Gli Esseri erano familiari.
Sembrava un gioco. Poi mi addormentavo.
Quello che accadeva dopo si svolgeva in astrale, per quel che ricordo a oggi. Quelle immagini sono ancora vivide, nonostante i primi contatti siano avvenuti quando ero ancora piccola.

Poi c’erano gli altri. I “secondi”. Non credo fossero gli stessi, perché la mia reazione corporea era completamente diversa. Tuttavia, se oggi ripercorro la memoria alla ricerca della loro vibrazione, non posso escludere del tutto che, tra quelli che mi trasmettevano calma, ce ne fosse uno con una frequenza diversa. È come un suono che arriva all’orecchio: un diagramma con un picco fuori scala, caratterizzato da una forza, una presenza, un’intensità che riconduco al secondo gruppo. Anche quella presenza — che percepivo come maschile — era familiare, ma diversa. Si distingueva ed è sempre stato al mio fianco. Ha atteso che fossi pronta a riaprire la porta verso il mio passato grazie alle pratiche sciamaniche, ma la sua presenza è sempre andata ben oltre tali pratiche, che non erano necessarie perché le nostre interazioni avvenissero in questa realtà.

Torniamo alle esperienze, quelle un po’ inquietanti che di fatto credo mi facessero confrontare costantemente con tutte le emozioni che provavo per andare oltre i limiti che la mente, la paura e i condizionamenti già creavano. A dir la verità non credo si aspettassero tutto questo da una bambina, hanno creato un promemoria, lo spauracchio da affrontare al momento giusto per liberarmi ed esprimere la mia autenticità da adulta, quando sarei stata in grado di abbracciare, la mia, la nostra connessione.  Sicuramente quella che sentivo in loro presenza, anzi, già dal loro ingresso nella realtà, era tutt’altro che calma. Mi accorgevo del loro arrivo prima ancora che entrassero in casa. Era notte. Mi svegliavo. In casa calava all’improvviso un silenzio strano, come se all’esterno un suono sordo, uno schiocco, avesse creato una frattura. Qualcosa si rendeva totalmente presente nella realtà. Era tutto buio. Non ricordo luci, solo il fruscio dei piedi sul pavimento… ma quel buio sembrava diverso, come se una patina avesse coperto tutto. L’aria — o forse la struttura stessa dello spazio — sembrava essersi dilatata.
Non parlo dell’appartamento, ma della composizione della realtà stessa. La paura cominciava a salire dentro di me. Sentire il fruscio e non vedere niente non aiutava. Sentivo che qualcuno si stava avvicinando. Più di una “persona”, ma una in particolare si distingueva. Si avvicinavano al letto.
Non vedevo nessuno, né con gli occhi fisici né con la vista interiore. E — ora posso dirlo — il fatto di non avere controllo sulla situazione faceva galoppare la paura.

Allora era solo paura. Paura che io traducevo come paura di loro. Con le parole di una bambina: “avevo paura che fossero cattivi”. Ripeto: erano pensieri miei, deduzioni dettate dalla paura. Quando la loro presenza arrivava nella mia camera e la paura raggiungeva il suo picco, bam — mi addormentavo.

Tra i ricordi emersi quest’anno, ce ne sono alcuni sempre legati alla mia infanzia, antecedenti ai fatti descritti qui sopra (direi intorno ai 3 – 4 anni).
La dinamica era simile, ma ricevevo immagini. Sempre le stesse, ogni volta. Si apriva una sorta di coperchio (anche con altri Esseri si aprivano quelli che chiamavo “i buchi nel muro”), ma in questo caso la sensazione dominante era la paura.
Vedevo un percorso da seguire, una serie di tunnel che si susseguivano a più livelli, sempre più in profondità… e poi mi addormentavo.
Passavo dallo stato di veglia a quelle immagini, e subito al sonno. Una volta ho provato ad andare loro incontro, verso il pensiero che ogni volta si formava nella mia mente: “ecco arrivano, mi vengono a prendere”.
Volevo essere coraggiosa, volevo vedere. Ma niente da fare. Anche stavolta il sonno è arrivato prima.

I ricordi crescendo si sono frammentati.
Ora penso che siano stati anche opportunamente velati da questi Esseri, in attesa che fossi pronta a gestire la connessione. Per anni tutto questo è rimasto nella nebbia, tranne la paura. Paura di una connessione che sembrava spaventosa, ingigantita col tempo e associata a quei ricordi. “C’è qualcosa di brutto. E questi vengono a prendermi.”
Da adulta ho cercato di indagare quei ricordi, ma erano diventati impermeabili. Né io né altri riuscivamo a entrare.

Quando qualcuno ci ha provato, non ha visto nulla. Solo buio. Un modo gentile per dire: “Qui non c’è nulla per te.”
Altri non riuscivano nemmeno a leggere nulla di me: si perdevano in ciò che credevano fossero messaggi canalizzati, ma che in realtà erano solo riflessi degli spiriti della mente — proiezioni delle loro convinzioni. Era chiaro che non avrebbero potuto comprendere. Avrebbero solo aggiunto distorsioni.

Tutto ha iniziato a sbloccarsi poco prima dell’ondata di cambiamento che mi ha travolta, dalla fine del 2021. Prima, doveva restare frammentato.
Avevo provato a indagare da sola attraverso i viaggi sciamanici. Ho visto immagini, e anche “animali” che allora interpretavo come simboli di altro, anche se attinenti a me.

Nel 2019 ho vissuto un’esperienza quasi identica a quelle dell’infanzia. Non ho compreso subito cosa stesse succedendo. Pensavo che fosse avvenuta per aiutarmi a trasformare la paura del passato, e lasciarla andare.
Ma non era così.

Il vero significato — e i ricordi — erano ancora ben custoditi. Come se una soglia mi dicesse: “Qui non si passa.” Non ero pronta. Non era ancora il  momento di abbracciare l’autenticità di quel contatto. Né la sua bellezza.

Era solo l’inizio di una storia che sarebbe stata raccontata più avanti

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Annalisa Dell’Orto

Soul Catalyst

annalisa@ladanzadeltuono.com
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